Brevi cenni sul percorso complessivo

Provenendo da Tagliacozzo in direzione di Camporotondo (1417 m), prima di entrare nel borgo, la strada asfaltata si apre in uno slargo con una evidente deviazione a destra sormontata da un segnale che indica la via per il Santuario della Santissima Trinità di Vallepietra. Si percorre questa via, giungendo a visitare un luogo oggetto di continui pellegrinaggi a piedi effettuati da villaggi anche lontani per devozione ad un piccolo santuario scavato nella roccia sottostante ad una parete a strapiombo di più di 250 m di altezza, sotto cui si apre uno stretto ripiano, panoramico su tutta la Valle del Simbrivio, un affluente del fiume Aniene. Si visita questo luogo tipico del culto religioso delle popolazioni locali. Successivamente si sale fino ai 1855 m del Monte Autore, bellissimo punto panoramico sul Parco dei monti Simbruini. Si scende e attraversando Campo dell’Osso e Monte Livata, si giunge al Santuario del Sacro Speco (650 m), edificato attorno alla grotta dove San Benedetto da Norcia, all’inizio del VI° secolo si è rifugiato per vivere da eremita. Si arriva poi al monastero di Santa Scolastica nel territorio di Subiaco (400 m). Da qui si segue il Cammino di San Benedetto, proseguendo verso Sud nel Parco dei Monti Simbruini, risalendo la valle del fiume Aniene fino a Trevi, 800 m di quota. Scendendo ancora verso Sud si entra tra i Monti Ernici, si raggiunge Collepardo (600 m), la vicina Certosa di Trisulti (800 m), la valle del fiume Amaseno e l’Abbazia di Casamari (300 m), poi il fiume Liri attraversando zone fortemente antropizzate come Castelliri, Isola del Liri, Arpino (500 m). Si scende in quota e si percorrono le Gole del Melfa raggiungendo Roccasecca (250 m). Sempre seguendo il Cammino di San Benedetto alle falde del Monte Cairo si arriva all’Abbazia di Montecassino (500 m), lungo la linea Gustav, teatro del conflitto dell’ultima guerra. Si scende a Cassino (38 m di quota) percorrendo il lastricato di una antica via romana e visitando alcuni resti archeologici. Si risale da Cassino lungo il fiume Rapido riguadagnando quota in due tappe circa 500 m a tappa, fino a raggiungere il Lago La Selva (900 m), dove termina il sentiero E1 laziale e si entra nel Molise.
A partire dai paesi del fiume Liri è però possibile seguire una variante che entra nella zona del versante laziale del Parco d’Abruzzo. Da Isola del Liri si raggiunge Sora (280 m), Pescosolido (650 m), Campoli Appennino (630 m), il Lago di Posta Fibreno con la sua acqua limpida e trasparente, Posta Fibreno (430 m), la piramide a tre livelli con i borghi di Castello, Peschio e Alvito e infine il bellissimo borgo di San Donato Val di Comino (640 m), uno dei borghi più belli d’Italia, nel cuore della Ciociaria, famosa per i suoi prodotti alimentari. Da San Donato si raggiunge Atina (439 m), Villa Latina (461 m), San Biagio Saracinisco (820 m) e infine il Lago La Selva (900 m), dove termina il tratto laziale ed inizia il tratto molisano.
Tappa T01: Camporotondo – Campo dell’Osso
PARTENZA: Camporotondo
ARRIVO: Campo dell’Osso
DISTANZA: 15,8 Km.
DURATA DI ANDATA: 5:00 h
DURATA DI RITORNO: 5:00 h
DISLIVELLO POSITIVO: + 989 m.
DISLIVELLO NEGATIVO: -858 m.
QUOTA DI PARTENZA: max 1414 m.
QUOTA DI ARRIVO: 1545 m.
QUOTA MINIMA: 1318 m.
QUOTA MASSIMA: 1768 m.
Descrizione itinerario

Il percorso inizia esattamente nel punto in cui termina l’ultima traccia del sentiero E1 definito dal Gruppo Escursionistico del Velino, cioè a Camporotondo, lungo la via Pozzo della Neve, all’incrocio con la via Beato Salvatore Lilli, davanti alla chiesetta della Madonna della Neve, quota 1402 m. Si imbocca la via Beato Salvatore Lilli in direzione sud-ovest e si procede fino a deviare a sinistra lungo la via Piano delle Scagne. Quando questa via curva ancora a sinistra in direzione di alcune case, ci si inoltra su sentiero nel bosco in salita, fino a raggiungere il Piano delle Scagne (1453 m). Si volta a sinistra seguendo la strada asfaltata in direzione del Santuario della Santissima Trinità. La strada passa accanto ad alcune case fino a diventare sterrata. Poi si scende effettuando una serie di curve fino alla quota di 1324 m. Qui bisogna abbandonare la strada carrozzabile che curva verso destra e voltare a sinistra su strada sterrata pianeggiante. A lato della strada una grossa pietra cilindrica segna il passaggio dalla Regione Abruzzo alla Regione Lazio. Si arriva ad un bivio da dove è possibile raggiungere il vicino fontanile Campitelle. ma non è necessario raggiungerlo, si può andare e tornare rapidamente dopo aver fatto provvista di acqua. La strada prosegue sufficientemente larga per permettere il transito di mezzi motorizzati ed inizia a salire lentamente effettuando diverse curve ed attraversando zone di boschi e pascoli. Si raggiungono i 1494 m del Colle Cimata e poi si scende dolcemente fino a raggiungere il grande piazzale asfaltato da cui si scende per arrivare al Santuario della Santissima Trinità di Vallepietra. Il piazzale, dato il grande afflusso di fedeli che arrivano in pellegrinaggio a piedi durante tutto l’anno, ma in particolare nel periodo da maggio a ottobre, è pieno di bancarelle fisse e mobili dove si può comprare di tutto, dai ricordini religiosi alla birra e ai panini con la porchetta. Dal piazzale si scende lungo alcune scalinate e seguendo una serie di croci evocanti passati pellegrinaggi provenienti a piedi in processione anche da lontani paesi, si raggiunge rapidamente la zona del Santuario. Qui lo scenario naturale è veramente impressionante. Una piattaforma pianeggiante di un centinaio di ettari posta sotto una enorme rupe rocciosa a strapiombo. Nel punto in cui lo strapiombo di 325 m incontra la piattaforma, a 1337 m di quota, è stato scavato nella rupe un piccolo santuario cui si accede salendo tramite scale. Nel Santuario sono raffigurati tre personaggi barbuti, venerati come “La Trinità”. La rupe rocciosa fa parte del Colle della Tagliata, che raggiunge i 1662 m. Questo colle fa parte del gruppo montuoso del monte Autore (1885 m), la cima più alta della catena dei monti Simbruini. Dalla piattaforma si gode un meraviglioso panorama su tutta l’enorme vallata boscosissima dove ci sono le sorgenti del Simbrivio, un affluente dell’Aniene, fino al paese di Vallepietra. Le copiose acque del Simbrivio alimentano l’omonimo acquedotto che disseta Roma e tantissimi paesi del Lazio.
Dalla piattaforma del Santuario si prosegue in discesa lungo un sentiero evidente con qualche mancorrente fino a raggiungere i 1310 m di quota. Da qui inizia una salita piuttosto faticosa in quanto bisogna superare alcuni salti tra le rocce, fino a raggiungere un palo con delle frecce a quota 1599 m, uno stupendo punto panoramico. Si sale ancora entrando in una faggeta, fino a raggiungere, se la stagione è favorevole, una distesa di Orapi o spinaci selvatici di montagna, nome botanico “Chenopodium bonus-henricus”, diffusissimi nelle vicinanze della Fonte della Fossagliola, 1731 m. Si trovano e si possono raccogliere da novembre a marzo.
Raggiunta la fonte della Fossagliola il sentiero prosegue voltandosi a sinistra in direzione Sud, sempre in salita. Giunti ad una grande croce, si può scegliere di proseguire quasi in pianura sullo stesso sentiero, che fa il giro attorno al Monte Autore, oppure avventurarsi ancora in salita nel bosco per raggiungere la vetta del Monte Autore, 1855 m di quota. Il panorama che si vede da lassù su tutti i Monti Simbruini attorno a 360°, è veramente appagante. Se si rinuncia ad andare in vetta e si preferisce farne il giro, dopo un tratto di circa 300 m quasi pianeggiante, ci troviamo dinanzi una salita piuttosto ripida. All’inizio di questa salita, sale a destra un sentiero che porta, dopo appena un centinaio di metri, ad un acero gigantesco, sicuramente centenario. Coordinate 41.95887N; 13.20732E; quota 1688 m. Interessante andare a vederlo e poi tornare al sentiero principale.
Dopo una salita non troppo impegnativa del sentiero principale o scendendo dalla vetta del Monte Autore, prima allo scoperto e poi in un sentiero evidente nel bosco, si raggiunge la radura cosidetta “Le Vedute”, un luogo panoramico sui Monti Simbruini e la Valle del fiume Simbrivio. Da questo luogo si scende lentamente percorrendo una larga via sterrata verso Campo dell’Osso. Giunti alla quota di 1610 m circa si può lasciare la comoda sterrata e voltare a sinistra scendendo fino ad un vicino impianto di risalita che permette di raggiungere la Monna dell’Orso (1745 m), da utilizzare per lo sci da discesa in periodo favorevole con neve. Da qui si prosegue attraversando un bosco e passando vicino ad un laghetto per permettere l’abbeverata delle mucche al pascolo. Si raggiunge successivamente lo spiazzo di Campo dell’Osso tra le tipiche faggete dei Monti Simbruini, con aspetto molto mutevole a seconda della stagione.
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Tappa T02: Campo dell’Osso – Subiaco
PARTENZA: Campo dell’Osso
ARRIVO: Subiaco
DISTANZA: 13,7 Km.
DURATA DI ANDATA: 4:30 h
DURATA DI RITORNO: 6:00 h
DISLIVELLO POSITIVO: + 217 m.
DISLIVELLO NEGATIVO: – 1360 m.
QUOTA DI PARTENZA: max 1545 m.
QUOTA DI ARRIVO: 402 m.
QUOTA MINIMA: 400 m.
QUOTA MASSIMA: 1553 m.
Descrizione itinerario

Da Campo dell’Osso si segue la strada asfaltata in direzione di Campo Livata effettuando una curva a sinistra in direzione Sud, lasciando a sinistra alcuni alberghi, ville o condomini fino ad arrivare ad una strada sterrata sulla destra che si segue in direzione Nord-Ovest. Proseguendo si raggiunge la Fonte Acquaviva. Si prosegue in direzione Sud-Ovest fino a raggiungere alcune ville del complesso di Monte Livata. Si gira a sinistra in via delle Rose e successivamente a destra su un grande anello asfaltato, via della Bandita, che circonda un parco con alcuni impianti sportivi. Si segue l’anello fino ad intersecare a destra via Ciclamini. Si segue questa via passando tra due chiese, chiesa della Santissima Trinità a sinistra e chiesa di San Giuseppe a destra, caratterizzata da due cupole rotonde. Girando attorno alla Chiesa di San Giuseppe, si lascia via Ciclamini e si imbocca a destra via degli Anemoni, che gira a sinistra. Dopo un centinaio di metri pianeggianti, la sterrata sale lungo un altro centinaio di metri. Subito dopo una curva a destra, occorre abbandonare la strada sterrata e girare a sinistra salendo su un terreno piuttosto sassoso, seguendo un percorso ben segnato sugli alberi e sulle pietre. Questo ci porta in direzione Sud con alcune curve. Seguire bene i segni, è facile perdersi. Si attraversa così la Valle delle Mele, fino a raggiungere un fosso a quota 1525 m. Da qui in poi si segue il fosso, prima in direzione Sud, poi si gira verso Ovest. Si abbandona il fosso quando si arriva a Colle Taleo, incrocio di sentieri con un palo che indica diverse direzioni, a quota 940 m. Qui pascolano alcuni cavalli ed inizia un tratto di strada sterrata con qualche curva. Si potrebbe proseguire ancora lungo la strada sterrata, attraversando un cancello spalancato ed effettuando un lungo tornante, ma è consigliabile percorrere una ripida scorciatoia, il cui imbocco è ben segnalato da un palo con numerose frecce. Procedendo ancora in ripida discesa, si arriva alla chiesetta di San Biagio, luogo di culto dalle origini antichissime: esisteva già quando San Benedetto da Norcia raggiunse Subiaco e divenne infatti uno dei primi cenobi benedettini al mondo. Oggi è sede di un piccolo eremo gestito dalle Suore Figlie di Maria Ausiliatrice, che hanno creato una Casa di Preghiera, ideale per la meditazione spirituale. Il luogo, molto ben curato, è circondato di cartelli e scritte che invitano alla meditazione. Lasciato San Biagio si attraversa un fitto bosco fino a raggiungere una grande statua di San Benedetto, circondato da alcuni personaggi e un cane. Qui ci si inoltra in una strada che porta al Santuario del Sacro Speco, 640 m di quota, l’antico Monastero Benedettino costruito attorno alla umile grotta in cui il giovane Benedetto, nato a Norcia nel 480 d.C., si ritirò per condurre vita eremitica per tre anni. Successivamente Benedetto, cedendo alle insistenze di organizzazioni monastiche vicine, si è dedicato alla vita cenobitica e ha fondato un gran numero di monasteri benedettini, fino all’ultimo a Montecassino, dove morì il 21 marzo del 547. Il Sacro Speco è diventato una autentica opera d’arte, perfettamente integrata nella roccia con le sue pareti quasi verticali, che però permettono la divisione del santuario tra diversi livelli dotati di chiese sovrapposte, cappelle e grotte collegate mediante scalinate. Di particolare pregio, al suo interno, sono gli affreschi di Scuola Popolare Romana (XIII secolo), di Scuola Senese (XIV secolo) e della scuola del Perugino. Nell’incredibile ricchezza decorativa delle chiese, spicca il più antico ritratto esistente di San Francesco d’Assisi, dipinto nel 1223, quando San Francesco venne a Subiaco in una delle sue tante peregrinazioni. Nei meravigliosi dipinti è rappresentata tutta la passione di Gesù e gli eventi dopo la resurrezione, poi scene della vita e dei miracoli di San Benedetto e della sorella Santa Scolastica. In fondo al santuario si trova la Scala Santa, anche questa circondata da dipinti, costruita sul tracciato del ripido e sassoso sentiero che San Benedetto ha risalito per raggiungere la grotta in cui è vissuto da eremita.
Terminata la visita al Santuario del Sacro Speco, si torna alla piazza dove c’é la statua di San Benedetto e si cerca l’inizio del sentiero di discesa tagliando i tornanti della strada asfaltata, dirigendosi verso il Monastero di Santa Scolastica, 520 m di altezza, ben visibile dall’alto. Si presenta come un complesso di edifici costruiti in epoche e stili diversi: un ingresso, sul quale figura la scritta “Ora et Labora”, con grandi archi e con strutture del XX secolo, introduce nel primo chiostro o “Chiostro Rinascimentale” del secolo XVI, dal quale si passa in un secondo chiostro o “Chiostro Gotico” del secolo XIV ed, infine, in un terzo, detto “Chiostro Cosmatesco”, del secolo XIII. Il Campanile è del XII secolo e la Chiesa attuale è della fine del 1700, l’ultima di ben cinque chiese stratificatesi lungo i secoli. Qui fu creata la prima tipografia italiana nel 1464. Accanto alla Chiesa sorge una attrezzatissima Foresteria con Bar, Ristorante, alloggi, sala conferenze, parcheggi. Senza entrare nella Foresteria, si continua a scendere arrivando ai ruderi della Villa di Nerone. Qui l’Imperatore si era costruita nel 60 d.C. la villa sotto a tre laghi artificiali ottenuti sbarrando il fiume Aniene con altrettante dighe. Da qui il nome “Sublaqueum” dato alla villa, poi passato al paese Subiaco. Secondo lo storico Tacito, qui accadde un episodio singolare: mentre l’imperatore banchettava, un fulmine cadde sulle vivande e spezzò la mensa. Nerone si deve essere parecchio spaventato.
Si scende ancora su sentiero tagliando i tornanti mediante scorciatoie ben visibili, lungo la via dei Monasteri, SP45a. Si passa vicino alla Rotonda di San Mauro (fedele discepolo di San Benedetto) e si arriva in fondo alla strada asfaltata SR411, proveniente da Trevi nel Lazio e diretta a Subiaco. Si procede lungo questa via in leggera discesa, fino ad arrivare al centro storico di Subiaco.
Non abbandonare Subiaco senza aver compiuto una approfondita visita alla cittadina ed ai suoi dintorni. E’ inoltre possibile approfittare dei frequenti collegamenti con Roma mediante autobus del servizio Cotral.
Tappa T03: Subiaco – Trevi nel Lazio
PARTENZA: Subiaco
ARRIVO: Trevi nel Lazio
DISTANZA: 19,5 Km.
DURATA DI ANDATA: 6:00 h
DURATA DI RITORNO: 5:00 h
DISLIVELLO POSITIVO: + 807 m.
DISLIVELLO NEGATIVO: – 413 m.
QUOTA DI PARTENZA: max 403 m.
QUOTA DI ARRIVO: 797 m.
QUOTA MINIMA: 392 m.
QUOTA MASSIMA: 833 m.
Descrizione itinerario

La partenza da Subiaco inizia dalla grande Piazza della Resistenza, caratterizzata da una grande fontana e da un enorme parcheggio di auto. Da qui si prende la via Cavour fino a raggiungere la piazza Sant’Andrea, con il Municipio e la Basilica di Sant’Andrea Apostolo. Si cammina nella piazza lungo le mura del Municipio, si svolta a sinistra e si scende nella via degli Opifici attraverso una lunga scalinata che raggiunge il vecchio borgo medievale, dove c’era la vecchia Cartiera. Si raggiunge la riva dell’Aniene e la sede dell’Associazione “Vivere l’Aniene”, che organizza gare con canoa e Kayak, rafting con gommoni lungo le rapide del fiume e gestisce una grande palestra di arrampicata. Bisogna salire al ponte in ferro sovrastante la piazza molto animata e passare alla riva sinistra dell’Aniene. Non è possibile da qui camminare lungo il fiume, per la presenza di numerose ville che hanno completamente chiuso il passaggio con cancelli e recinti. Bisogna quindi risalire lungo strade pedonali col fondo in cemento. Si passa davanti all’Edicola di Santa Lucia e si raggiunge, dopo una ripida salita, la via principale della Contrada San Lorenzo. Si lascia a sinistra un impianto sportivo e si prosegue fino ad uscire sulla SR411 Sublacense. Per evitare di percorrere una brutta buia galleria di un centinaio di metri in cui è vietato il passaggio dei pedoni, si volta a destra in direzione di Affile. Si cammina fino alle prime case della Contrada Pianello e si volta a sinistra, in via della Contrada Pianello. La stradina su asfalto arriva al cancello della Villa Bencivenga, location per matrimoni. La strada qui volta a destra e scende tornando sulla SR411 alla fine della galleria. Si cammina in direzione di Subiaco, fino all’incrocio con la via dei Monasteri, caratterizzata dalla Rotonda di San Mauro, che si erge dopo un centinaio di metri, sopraelevata rispetto alla SR411. Si risale su questa via raggiungendo rapidamente le rovine della Villa di Nerone, già visitate lungo la tappa precedente. Si prosegue dritti uscendo poco dopo dalla via dei Monasteri, seguendo alcuni segnali che indicano il Laghetto di San Benedetto. Bisogna pagare una piccola quota, 3 €. Lasciando il sentiero principale, si scende a destra raggiungendo un sentierino ben curato che attraversa un fitto bosco sulle rive dell’Aniene, procede un po’ a zig-zag, si passa un ponticello in ferro e si raggiunge dopo 200 m un posto incantevole dotato di un laghetto limpido con le acque dai colori cangianti, sovrastato da una bellissima cascata, con delle acque che sembrano uscire dalle piante rigogliose della riva. Bisogna tornare indietro e risalire al sentiero, che prosegue risalendo lungo la riva destra del fiume Aniene. La stradina diviene ben presto sterrata e procede tra magnifici boschi. Si presentano molteplici possibilità di scendere al fiume per osservarne le acque e le frequenti cascatelle. Si incontra l’Incubatoio Ittico Provinciale, in cui si tenta di ripopolare le acque dell’Aniene con un allevamento di trote. Poco dopo ci sono i resti di un antico mulino, la Mola Vecchia, costruita dai monaci benedettini intorno all’anno mille. Questo mulino ha sfamato per secoli gli abitanti di Jenne e paesi vicini. Poco vicino c’è la Grotta dell’Inferniglio, a quota 512 m. Questa grotta drena le acque provenienti da Campo dell’Osso e Monte Livata ed è stata oggetto di ricerche speleologiche per circa 2.500 m all’interno della montagna, risalendo il corso di un fiume sotterraneo. Ancora più avanti c’è il luogo detto “Acqua dei Cardellini”, dove gli uccellini bevono l’acqua che gocciola tra il muschio in corrispondenza di una sorgente.
La sterrata termina sulla strada asfaltata in corrispondenza dell’area archeologica di Comunacque, dove l’Aniene riceve le acque del Torrente Simbrivio. La zona in epoca preromana era abitata dagli Equi, ma dopo la conquista romana è diventato luogo di captazione dell’acquedotto romano Anio Novus, che portava l’aqua dai Monti Simbruini alla antica Roma. Ci sono i resti di un antico ponte romano sul Simbrivio, purtroppo crollato e i resti di una grande villa romana. Provenendo dalla sterrata, bisogna attraversare la strada asfaltata SP193 e percorrere una passerella in metallo che permette di oltrepassare il Simbrivio. Attraversato questo moderno ponte, si scende a destra raggiungendo la riva dell’Aniene nel punto in cui riceve le acque del Simbrivio. Si prosegue lungo un sentiero che costeggia l’Aniene passando tra la vegetazione per circa 200 m fino ad arrivare ad un laghetto e alla bellissima cascata di Trevi nel Lazio. Dopo aver goduto del bellissimo spettacolo naturale, occorre tornare sui propri passi verso la passerella metallica. Prima di attraversarla, si può girare a destra su un sentiero che sale inizialmente e poi scende costeggiando la centrale elettrica e uscendo sulla SP193. Oppure si può oltrepassare la passerella metallica e proseguire a sinistra sulla SP193. Si passa un primo ponte sull’Aniene e dopo 500 m circa un secondo ponte e ci si ritrova davanti alla centrale elettrica. Si prosegue da qui su asfalto per circa 1 km lungo la riva destra dell’Aniene, facilmente raggiungibile per trovare ombra e un po’ di frescura, fino a trovare a sinistra della strada un palo e alcune frecce che indicano una via più naturale dell’asfalto per raggiungere Trevi nel Lazio. Si procede su sentiero tra boschi e radure lungo il Cammino di San Benedetto, che è anche Cammino di San Pietro l’Eremita, molto venerato della zona di Trevi. Si arriva infatti, passato un cancelletto apribile, ad una edicola che ricorda l’apparizione miracolosa del Santo con al guinzaglio alcuni lupi famelici ed una ampolla contenente un liquido con cui scioglieva le pietre, ad un viandante che si era appisolato vicino ad una grande pietra. Passata l’edicola con la descrizione dell’antica storia, si sale di un centinaio di metri fino ad un punto panoramico. Poco più avanti si comincia a vedere il borgo di Trevi nel Lazio e si scende lungo la via Padre Secondino del Signore raggiungendo la via del Cimitero e quindi il Parco pubblico del paese. Bisogna risalire la Via Battisti, entrare nell’arco e, tra le case, raggiungere il Castello Caetani, dalla cui torre si gode un panorama molto ampio sul Parco dei Monti Simbruini. Molto interessante la Collegiata di Santa Maria Assunta e l’Oratorio di San Pietro l’Eremita.
Tappa T04: Trevi nel Lazio – Guarcino
PARTENZA: Trevi nel Lazio
ARRIVO: Guarcino
DISTANZA: 14,5 Km.
DURATA DI ANDATA: 5:00 h
DURATA DI RITORNO: 5:00 h
DISLIVELLO POSITIVO: + 537 m.
DISLIVELLO NEGATIVO: – 730 m.
QUOTA DI PARTENZA: 798 m.
QUOTA DI ARRIVO: 604 m.
QUOTA MINIMA: 604 m.
QUOTA MASSIMA: 995 m.
Descrizione itinerario

Questa tappa ci permette di passare dal Parco dei Monti Simbruini ai Monti Ernici. La tappa inizia dal Castello Caetani e si sviluppa scendendo in direzione Est verso la Chiesa di San Pietro l’Eremita. Percorsa via Roma, si trova una sterrata che scende verso l’Aniene in corrispondenza di un antico ponte romano a due arcate, il ponte San Teodoro. Dopo il ponte, la strada in un prima tratto costeggia il fiume, poi sale trasversalmente sul Monte Malemitto attraverso un bel bosco, per circa 1,6 km dal ponte, fino ad attraversare l’edicola di Santa Maria della Portella.

Questo luogo, meta di tradizionali pellegrinaggi, segnava il confine tra lo Stato Pontificio e il Regno delle due Sicilie e bisognava pagare il dazio per attraversarlo. Il sentiero CAI 692 del Parco dei Simbruini che noi percorriamo passa proprio dentro l’edicola. Suonare la campanella pare che porti fortuna.
Passata la Portella il sentiero scende lentamente per circa 1,6 km, panoramico, fino al grande fonte abbeveratoio di Capodacqua. Bisogna guadare qui il Fosso Campo e andare a sinistra salendo piuttosto ripidi nel bosco fino ad incrociare una mulattiera, che continua a salire nel bosco fino a raggiungere l’Arco di Trevi dopo 2,2 km dalla fonte. L’arco, risalente ad

un periodo preromano, isolato in mezzo al bosco, doveva segnare il confine tra il territorio degli Equi (attuale Trevi nel Lazio) e quello degli Ernici (attuale Guarcino). L’Arco è imponente, costituito da grossi massi sovrapposti. Dopo l’Arco, la strada procede per circa 800 m, fino alla strada asfaltata diretta agli Altipiani di Arcinazzo a destra e a Guarcino a sinistra.
Si piega a sinistra e dopo una cinquantina di metri si abbandona la strada asfaltata e ci si inoltra in un largo sentiero a destra, superando un cancello apribile. Si prosegue su questa evidente carrareccia tra lievi salite e discese dentro un ampio bosco, trascurando le possibili deviazioni, fino ad arrivare ad una vasta zona prativa, chiamata “I Prati lunghi”, dove l’alta erba conserva la traccia delle persone passate di lì prima di noi. Attraversando un cancello apribile, si scende in una strada carrareccia pianeggiante dove sono evidenti i solchi lasciati dai trattori in transito, recintata da ambedue i lati. Dopo circa 1 km, si rientra nel bosco, si passa vicino ad un grande fontanile, posto sotto una grande casa di allevamento animali. La strada è asfaltata, ma improvvisamente curva a sinistra verso Nord e un palo in metallo mostra una freccia che ci invita a scendere ripidi per effettuare un guado e proseguire dopo un fosso nella valle del torrente Macerosa. Con qualche attenzione si procede lungo la valle effettuando ulteriori piccoli guadi, fino ad arrivare ad un ponte seguito da un cancello chiuso, che dovrebbe permettere l’accesso ad una ampia zona dedicata al Santuario della Madonna delle Grazie. Per accedere al

Santuario, occorre risalire alla strada asfaltata SR411. Subito dopo l’uscita sulla strada, c’è un cancello a destra, che porta alla scalinata che scende al Santuario attraversando le stazioni della Via Crucis dotate di edicole e quadri in bronzo e ad un luogo rotondo di meditazione con attorno statue e immagini dedicate ai misteri del Santo Rosario. Il luogo è destinato ad accogliere campeggi di Boy Scout. Il Santuario si trova lungo l’antica strada che collegava il Monastero di Subiaco con quello di Montecassino, un sentiero che venne percorso da San Benedetto negli anni tra il 525 e il 529, a seguito di uno dei tanti tentativi di assassinio da parte di monaci dissidenti. Una piccola chiesetta conserva un quadro della Vergine col Bambino, realizzato nel 1700 da un monaco benedettino e posto in una nicchia rupestre che costeggiava un sentiero.
Risaliti alla strada SR411, bisogna percorrere ancora circa un paio di km su asfalto per arrivare al centro di Guarcino, rinomato per i suoi buonissimi amaretti a base di mandorle locali. Prima però di impegnarsi nelle grandi curve a tornanti per attraversare Guarcino, bisogna lasciare la Sublacense SR411 e svoltare a destra nella via del Monastero, percorrendola sempre dritti fino a via Arringo. Qui si svolta a sinistra giungendo nei pressi della Chiesa di San Nicola. Girando a destra attorno alla Chiesa di San Nicola, si percorre la via di San Benedetto, giungendo alla Chiesa di San Benedetto. Qui si volta a sinistra lungo la via Porta di San Benedetto. Si arriva ad una scala che scende a via Roma, prosecuzione della Sublacense, SR411. Qui finisce la tappa Trevi – Guarcino ed inizia la tappa successiva.
Tappa T05: Guarcino – Vico nel Lazio
PARTENZA: Guarcino
ARRIVO: Vico nel Lazio
DISTANZA: 3,9 Km.
DURATA DI ANDATA: 3:00 h
DURATA DI RITORNO: 2:00 h
DISLIVELLO POSITIVO: + 202 m.
DISLIVELLO NEGATIVO: – 88 m.
QUOTA DI PARTENZA: m. 604 m.
QUOTA DI ARRIVO: 716 m.
QUOTA MINIMA: 545 m.
QUOTA MASSIMA: 716 m.
Descrizione itinerario

La tappa Guarcino – Vico nel Lazio inizia a Guarcino su via Roma, all’incrocio con la scalinata che arriva alla via Porta di San Benedetto. Si scende lungo via Roma per una ventina di metri, la si attraversa e si gira a sinistra in via delle Cartiere. La stradina gira subito a destra verso Sud. Si procede su questa via fino ad un ponte sul fiume Cosa. Voltiamo a sinistra sul ponte e seguiamo la via della Contrada Menticchio. Il grande stabilimento che si vede alla propria destra è il luogo di raccolta ed imbottigliamento dell’acqua Filette proveniente dai monti Ernici. Procedendo lungo questa via sterrata, si effettua prima una curva dolce a sinistra e poi una svolta a destra. La strada diventa anche più ripida in salita, passa davanti ad un cimitero e ad una Chiesa. Salendo ancora si arriva sotto le mura di Vico nel Lazio. Si sale svoltando a destra lungo una via asfaltata piuttosto ripida, caratterizzata da una scalinata nel lato destro della strada. Si arriva all’arco di ingresso nella cittadina, meritevole di una visita dettagliata.
Vico nel Lazio è un borgo medievale situato nella provincia di Frosinone, cuore della Ciociaria, il cui nome deriva dalle “ciocie”, tipiche calzature indossate dagli abitanti del luogo. Vico nel Lazio è posto ad una altitudine di 721 m. E’ famoso per la sua cinta muraria ancora perfettamente integra, che include ben 25 torri merlate risalenti al XI secolo e per il suo status di Monumento Nazionale. Passeggiare per le strette vie del centro storico è un’esperienza unica. Le case in pietra, i vicoli e le piccole piazze offrono scorci pittoreschi e un’atmosfera d’altri tempi.
Entrati nel borgo attraverso una delle sue porte sormontate da un arco, si attraversa il viale Pietro Sterbini e si rientra tra le case percorrendo la via Giuseppe Garibaldi, arrivando alla sede del Comune. Poi si volta a sinistra percorrendo la via Vittorio Emanuele, attraversando tutto il paese con stradine piuttosto strette, fino ad arrivare alla piazza dove sorge la collegiata di San Michele Arcangelo realizzata nel 1200, e poi restaurata nell’800; è la chiesa principale del paese ed è dedicata al santo patrono San Giorgio Martire. Da qui parte la processione che si svolge l’ultima domenica di luglio, durante la quale viene portata per le vie del borgo la statua a mezzo busto del santo. All’interno, si possono ammirare affreschi e opere d’arte sacra di notevole interesse.
Tra le chiese interne al paese merita anche una visita la chiesa romanica di Santa Maria edificata nel XIII secolo in onore della Madonna del Rosario. Passeggiando tra i vicoli del paese, potremmo scorgere altri tesori architettonici tra cui il Palazzo del governatore risalente al XIII secolo, un tempo sede della Famiglia Colonna e poi dei Tolomei.
Molto interessante e suggestiva è la cinta muraria. Le mura risalgono all’XI secolo, interamente costruite in pietra locale e racchiudono l’intero paese. Queste, sono interrotte da tre porte: Porta Orticelli, Porta Guarcino, decorata con alcuni affreschi, e la Porta a Monte. La particolarità di questa porta è una pietra incastonata, con incisa la scritta: “Nerva Imperante”. È possibile che qui sorgesse una cinta muraria di origine romana, di cui oggi ne rimane solo l’Arco di Sant’Andrea (verso Porta Guarcino).
Il Castello di Vico è in gran parte in rovina e rappresenta un pezzo di storia locale. Notevole il panorama che si osserva sul borgo e la campagna circostante. La Chiesa di San Martino è situata poco fuori delle mura del paese e costituisce un altro punto di interesse per gli affreschi, le decorazioni e una Madonna lignea con bambino del secolo XII conservata entro una nicchia dietro una cancellata.
Vico nel Lazio è un punto di partenza per le escursioni nei dintorni sui Monti Ernici.
Tappa T06: Vico nel Lazio – Collepardo – Certosa di Trisulti – Civita
PARTENZA: Vico nel Lazio
ARRIVO: Civita
DISTANZA: 12,4 Km.
DURATA DI ANDATA: 5:00 h
DURATA DI RITORNO: 5:00 h
DISLIVELLO POSITIVO: + 637 m.
DISLIVELLO NEGATIVO: – 493 m.
QUOTA DI PARTENZA: m. 716 m.
QUOTA DI ARRIVO: m. 849 m.
QUOTA MINIMA: 566 m.
QUOTA MASSIMA: 853 m.
Descrizione itinerario

Per uscire da Vico nel Lazio, si consiglia di recarsi nella piazza della Collegiata di San Michele Arcangelo, proseguire nella via Vittorio Emanuele, fino ad incrociare svoltando a destra la via Guglielmo Marconi. Questa via permette di uscire dalle mura attraverso una porta ad arco, dove si apre il piazzale XXIV Maggio. Qui bisogna voltare a sinistra seguendo le mura e di fronte alla prima torre, che si incrocia dopo una trentina di metri, si scende a destra lungo una scalinata, che permette di arrivare alla sottostante via Roma. Si prosegue su via Roma svoltando a sinistra. Si arriva ad uno slargo su cui convergono diverse strade. Bisogna imboccare la prima strada a destra asfaltata, in evidente discesa, indicata da un tabellone, un cartello blu di parcheggio auto, da una freccia del Cammino di San Benedetto e da una etichetta E1. Oltrepassato il parcheggio auto, trascurando due stradine locali chiuse a sinistra, bisogna imboccare la strada che scende a sinistra abbandonando la grande via asfaltata che poi volta a destra. Si procede con attenzione seguendo i segni. La via che si segue si restringe e diventa un sentiero sterrato ma comodo. Si procede fino ad un bivio ben segnalato, in cui bisogna girare a sinistra in uno stretto sentiero boscoso. Dopo alcune decine di metri, si esce dal bosco seguendo la stessa direzione sud-est, su un bel prato. Si arriva così ad una strada asfaltata. Voltando a destra, percorrendo la via per Vico, si arriva rapidamente a Collepardo. Voltando invece a sinistra, percorrendo la via Pozzo del Campo, si passa davanti al Pozzo di Antullo (è la variante descritta dopo) e si raggiunge Collepardo successivamente. Sulla via principale asfaltata si svolta a destra e si procede tra campi e villette per 1,2 km lungo la via per Vico, fino alla salita a Collepardo, un borgo sopraelevato, che si allunga da sud-ovest a nord-est con le sue abitazioni. Si esce sulla SP48 sotto Collepardo e si può salire direttamente alla strada che gira attorno al paese, dirigendoci, dopo una doverosa sosta al piccolo Bar, salendo tra le strade del paese, verso la via Santissima Trinità, una stretta stradina che porta appunto alla Chiesa omonima. Poco dopo la Chiesa, si scende a destra in un sentiero sterrato che ci porta ad attraversare la valle del Rio e a risalire, dopo un facile guado all’asciutto, alcuni tornanti. Dopo una svolta decisa a sinistra, arriviamo su sentiero alle Cappellette, dove inizia la strada asfaltata. Le Cappellette sono proprio due Cappelle, una a destra e l’altra a sinistra della strada che, dopo circa 600 m, arriva davanti all’ingresso della Certosa di Trisulti, lungo la SP224. Porre attenzione agli orari di visita ed al tempo necessario per la visita. Tra tutte le meravigliose bellezze, la Chiesa, il laghetto, le sale del convento, i giardini, il chiostro, non trascurare in particolare l’antica farmacia con vasi ed ampolle affrescate, ancora contenenti le erbe aromatiche raccolte dai frati.
Completata la visita alla Certosa, si può tornare indietro di un centinaio di metri e scendere a visitare il Santuario della Madonna delle Cese incastonato nella roccia. Si tratta di scendere e poi risalire per circa 100 m di dislivello, ma lo spettacolo è veramente suggestivo. Il cammino prosegue su strada asfaltata attraversando il bellissimo bosco con le maestose querce della Selva d’Ecio, alle falde del Monte Rotonaria. Si passa vicino al monastero di San Domenico, che si trova a destra nel bosco, non accessibile perché attualmente in ristrutturazione. Poco più avanti, uscendo dalla strada asfaltata verso sinistra ed inoltrandosi su sentiero, effettuando una piccola digressione, si può raggiungere l’eremo di San Domenico, scavato nella roccia.
Seguendo sempre la SP224, si passa davanti al B&B Casale della Certosa di Trisulti, con ingresso a destra lungo la strada. Si supera un lungo tornante su asfalto e poi si effettua un lungo giro, fino a raggiungere il famoso “Ponte dei Santi”, un antico ponte romano semisepolto tra la vegetazione. E’ possibile solo osservarlo da lontano, per la presenza di un fastidioso guald rail di protezione della strada, oppure bisogna scavalcare il gualdrail e inoltrarsi tra la vegetazione, facendo attenzione ad eventuali dirupi. Seguendo la strada asfaltata, si esegue un lungo giro passando un ponte sul Fiume e, dopo una piccola struttura con ristorante, ci si ritrova dall’altro lato del Ponte dei Santi.
Si prosegue da qui lungo la SP224, uscendo dall’asfalto per percorrere due scorciatoie che tagliano due lunghi tornanti in salita. Fare attenzione in quanto queste scorciatoie sono facilmente percorribili, ma piuttosto dissestate. Si arriva così su asfalto ad un anello dove gira l’autobus del servizio di pullman. Si prosegue prima dritti, poi si svolta a destra, seguendo l’indicazione del B&B Foresteria della Certosa, (tel. 339 252 1525), poi si volta a sinistra in salita ripida e si raggiunge una piazzetta di Civita, da dove si gode una vista spettacolare sulla Certosa e il sovrastante Monte Rotonaria. Scendendo ripidi dalla piazzetta panoramica, si raggiunge il piccolo e accogliente B&B “Foresteria della Certosa”.
Tappa T06.1: Variante Vico nel Lazio – Pozzo di Antullo – Collepardo – Grotta – Sentiero del Fiume – Civita
PARTENZA: Vico nel Lazio
ARRIVO: Civita
DISTANZA: 13,1 Km.
DURATA DI ANDATA: 5:00 h
DURATA DI RITORNO: 5:00 h
DISLIVELLO POSITIVO: + 650 m.
DISLIVELLO NEGATIVO: – 522 m.
QUOTA DI PARTENZA: 701 m.
QUOTA DI ARRIVO: m. 848 m.
QUOTA MINIMA: 473 m.
QUOTA MASSIMA: 848 m.
Descrizione itinerario

Questa variante inizia dal piazzale XXIV maggio di Vico nel Lazio, all’uscita dal grande arco ricavato nelle mura medievali del paese. Inizialmente il percorso è identico a quello principale, usciti dall’arco si volta a sinistra, si scende lungo le scalette di fronte alla prima torre alla sottostante via Roma, si gira ancora a sinistra e si scende a destra lungo la strada asfaltata, lasciandola presto e voltando a sinistra. La strada diventa più stretta e sterrata fino ad un evidente bivio ben segnalato, che ci suggerisce di entrare prima uno stretto sentiero boscoso, poi di uscire su un largo terreno erboso, fino ad arrivare ad una strada asfaltata. Voltando a destra sul sentiero principale si va dritti a Collepardo. Si segue invece la variante voltando a sinistra, raggiungendo, dopo aver percorso circa 800 m di strade asfaltate, il piazzale antistante il Pozzo di Antullo. Siamo davanti ad un fenomeno carsico unico per le sue dimensioni. Un territorio circolare di circa 300 m di diametro è improvvisamente sprofondato nella grotta sottostante per circa 60 m di profondità, trascinando tutta la vegetazione con alberi che hanno continuato a crescere raggiungendo dimensioni di una ventina di metri. Sulla parete circolare sono rimaste le stalattiti ancora interessate allo stillicidio delle acque di infiltrazione, come nella grotta originaria. Si può effettuare il giro completo del pozzo su un interessante sentiero.
La variante prosegue su strade asfaltate, passa vicino al cimitero e scende verso Collepardo. Raggiunge la strada che circonda l’intero paese sul lato est e scende attraverso scalette, che portano mediante sentieri alla sottostante valle del Fiume, fino all’ingresso lungo strada asfaltata alla Grotta di Collepardo. Molto interessante la visita di questa enorme cavità.
Effettuata la visita della Grotta, bisogna tornare indietro risalendo lungo la strada asfaltata per poco più di un km fino al tabellone che indica l’inizio del Sentiero del Fiume. Da qui ci si inoltra in un piacevole percorso, lungo il fiume, tra qualche passaggio facile tra le rocce e tra ponticelli di legno che permettono di passare all’asciutto da una riva all’altra del Fiume, fino ad una bella cascata. Da qui, si prosegue mentre il percorso diventa sempre più ampio, su sterrata, fino a raggiungere il Ponte dei Santi, seminascosto tra la vegetazione e la strada asfaltata SP224. Bisogna voltare a destra e proseguire verso Civita, percorrendo, assieme al percorso principale, le due scorciatoie che permettono di tagliare i tornanti. Si arriva così su asfalto ad un anello dove gira l’autobus del servizio di pullman. Si prosegue prima dritti, poi si svolta a destra in salita, seguendo l’indicazione del B&B Foresteria della Certosa, (tel. 339 252 1525), poi si volta a sinistra in salita ripida e si raggiunge una piazzetta di Civita, da dove si gode una vista spettacolare sulla Certosa e il sovrastante Monte Rotonaria. Scendendo ripidi dalla piazzetta panoramica, si raggiunge il piccolo e accogliente B&B “Foresteria della Certosa”.
Tappa T07: Civita – Casamari
LUNGHEZZA: Km. 17,0
DISLIVELLI TOTALI: + 200 m. – 750 m.
DIFFERENZA QUOTA (A-P): -580 m
QUOTA: max 950 m; min. 280 m.
DIFFICOLTÀ: facile.
FONDO: Sentiero, sterrato. asfalto.
TEMPO Dl PERCORRENZA: N-S 5:30 ore, S-N 6:00 ore
PERIODO CONSIGLIATO: primavera-estate-autunno-inverno.
Descrizione itinerario

Punto di partenza è la piazzetta di Civita, punto panoramico da cui si gode una vista bellissima sul Monte Rotonaria, la Monna e la Certosa di Trisulti. Si scende da Civita per raggiungere la SP 224 in direzione di Santa Maria Amaseno. Si ritrova la rotonda dove l’autobus di linea inverte la marcia e si scende in direzione sud-est, su asfalto per circa 200 m. Dalla strada asfaltata si stacca una sterrata in discesa che prosegue poi in leggera salita con varie tracce nel bosco con recinti in rete metallica da ambo i lati. In breve si giunge ad un pratone privo di tracce evidenti, contornato in alto da una sterrata. La si segue verso destra, sino ad un bivio con cartello indicatore del Cammino di San Benedetto, da cui si prende a sinistra in leggera salita nel bosco, dopo aver superato una sbarra orizzontale. Occasionali scorci sulla valle sottostante. Seguendo sempre la sterrata, dopo circa 3 Km si arriva al culmine della salita (950 m), da cui inizia un sentiero a tratti ripido che torna ad essere un’ampia sterrata solo quasi al termine della discesa, dove si trovano una fila di abbeveratoi. Qui la sterrata è bloccata da un cancello, facilmente superabile. La sterrata si riconnette alla strada asfaltata vicino ad un’altra fonte/abbeveratoio, la Fontana Campanari, con rubinetto apribile.
Si prosegue voltando a sinistra su asfalto, in lieve discesa. Dopo una serie di strette curve, si attraversa un piccolo gruppo di case, il borgo Vernieri, 618 m di quota. Dopo un ponte sul fiume Amaseno si arriva ad un grande incrocio stradale su una grande piazza e alle case di Santa Maria Amaseno. Dobbiamo attraversare la grande piazza ed intraprendere la salita verso Case Cristini, ben segnalata dai cartelli. Si sale lungo una stretta strada asfaltata che conduce in circa 1,5 km ad un gruppo di case con officina meccanica. Da qui si prosegue su un’ampia sterrata, che, dopo circa 1 km ha un fondo di cemento e ghiaia. Successivamente tra alcune case il fondo è asfaltato, poi nuovamente è sterrato. Si giunge di fronte ad una villa, dove occorre voltare decisamente a sinistra su strada asfaltata in discesa verso il borgo di Santa Francesca. Si attraversa la SP221 proseguendo dritti attraversando il borgo, passando davanti alla Chiesa di “Santa Maria Assunta in cielo”, che merita una rapida visita. Questa zona della Ciociaria è ricca di uliveti ed è famosa per la produzione di un ottimo olio di oliva, reclamizzato organizzando feste e sagre paesane. Proseguendo poco oltre la Chiesa, si svolta a destra lungo una stretta via asfaltata per circa 600 m. Poi occorre inoltrarsi in salita su una stretta via sterrata. Qui qualche tratto può presentare qualche difficoltà per il fondo non proprio pulito. Si arriva ad un piccolissimo gruppo di case dove si volta a sinistra in corrispondenza di un abbeveratoio completamente secco. Dopo un centinaio di metri su sterrata pianeggiante, si sale su asfalto, si svolta a destra in corrispondenza di una villa su comoda strada asfaltata. Si scende in mezzo ad estesi uliveti, lasciando a sinistra il borgo di Scifelli senza attraversarlo e si prosegue sempre su asfalto fino a passare sotto la SR214 lungo la via Casamari-Scifelli, SP263. Si giunge ad un primo ampio parcheggio sulla sinistra della strada, il parcheggio accanto al campo sportivo Cereate, il cui nome è stato assegnato a questa zona della Ciociaria in cui pare sia nato ed aveva sicuramente possedimenti il Generale e Console Romano Gaio Mario, vissuto dal 157 all’86 a.C., detto il terzo fondatore di Roma per aver salvato Roma dall’invasione dei Cimbri e dei Teutoni ed aver riformato l’esercito. Da questo parcheggio inizia il percorso per la tappa successiva, mentre si vede poco più avanti a circa 300 m il parcheggio di fronte all’Abbazia di Casamari. La tappa prosegue fin a giungere all’ingresso della Abbazia di Casamari.
Tappa T08: Casamari – Isola del Liri – Abbazia di San Domenico
LUNGHEZZA: Km. 13,1
DISLIVELLI TOTALI: + 140 m. – 140 m.
DIFFERENZA QUOTA (A-P): 5 m
QUOTA: max 320 m; min. 220 m.
DIFFICOLTÀ: facile.
FONDO: Sentiero, sterrato. asfalto.
TEMPO Dl PERCORRENZA: N-S 4:00 ore, S-N 4:00 ore
PERIODO CONSIGLIATO: primavera-estate-autunno-inverno.
Descrizione itinerario

Dal parcheggio davanti all’ingresso della Abbazia di Casamari si torna indietro di circa 300 m sulla strada asfaltata fino al parcheggio del campo sportivo Cereate. Da qui sulla sinistra stacca una strada asfaltata che porta al campo sportivo. Tenendosi a destra, imbocchiamo una strada sterrata invasa dalla vegetazione, ma intuibile anche senza segnature vista l’assenza di sassi e alberi su cui collocarle. Dopo l’incrocio con l’asfaltata via dei Camponi, si prosegue in discesa su una lunga strada secondaria con fondo in cemento e ghiaia, fino ad arrivare alla asfaltata SP278 che si percorre per un breve tratto, svoltando poi a sinistra per attraversare il sottopasso della SS214. Dopo il sottopasso si svolta a destra e si prosegue su sterrata che raggiunge la via S. Maria Salomé, dove un altro sottopasso a destra conduce ad una borgata da cui si prosegue sempre su asfalto per strade secondarie, fino ad arrivare ad Isola del Liri.
Qui è d’obbligo percorrere tutta via Roma, la SR214, attraversando il centro di Isola del Liri, fino alla spettacolare cascata. E’ possibile pure salire per guardare la cascata da sopra e magari visitare il giardino ed il Castello Boncompagni Viscogliosi, monumento nazionale costruito proprio sullo sperone roccioso che divide il fiume Liri generando la grande cascata e la cascata del Valcatoio, visibile nel prosieguo del sentiero. Vengono anche separate le acque che servono alla centrale elettrica. Essendo però il castello una proprietà privata, bisogna ricorrere ad una visita guidata rivolgendosi alla Proloco.
Tornando alla centrale via Roma e oltrepassando il ponte ad ovest dell’isola, si svolta a destra per via Valcatoio lungo un giardino pubblico da cui si osserva la omonima cascata. Si sale ripidi su asfalto fino al punto in cui la strada diventa sterrata e si sviluppa lungo un percorso pedonale attrezzato prevalentemente nel bosco che costeggia in alto il fiume Liri, purtroppo non visibile. Sono invece ben visibili al di là del fiume le enormi cartiere che hanno costituito la ricchezza del paese nel secolo scorso, sviluppando una tecnologia veramente notevole.
Il sentiero scende su strada asfaltata dopo circa 1,5 km. Si compie un largo giro voltando a destra, fino ad attraversare un ponte sul fiume Liri e ci si ritrova in un enorme piazzale con una rotonda e di fronte all’enorme Abbazia di San Domenico, dove termina la tappa. E’ d’obbligo la visita dell’Abbazia storica e dei giardini circostanti. In questa zona è nato e vissuto Marco Tullio Cicerone, come ricorda una lapide.
Tappa T09: Abbazia di San Domenico – Arpino
LUNGHEZZA: Km. 8,9
DISLIVELLI TOTALI: + 210 m. – 40 m.
DIFFERENZA QUOTA (A-P): 180 m
QUOTA: max 480 m; min. 270 m.
DIFFICOLTÀ: media.
FONDO: Sentiero, sterrato. asfalto.
TEMPO Dl PERCORRENZA: N-S 4:00 ore, S-N 3:00 ore
PERIODO CONSIGLIATO: primavera-estate-autunno-inverno.


Descrizione itinerario
Dopo un tranquillo attraversamento del Monumento Naturale “Lungofibreno Tremoletto”, il sentiero incrocia un secondo affluente del Liri, il Fosso Magnene e subito dopo inizia la ripida salita del Collecarino, una zona panoramica tra sontuose ville, fino ad una vista spettacolare su Arpino.
Si parte accanto alla facciata dell’Abbazia di San Domenico in direzione Sud, quasi a voler tornare a Isola del Liri, ma si svolta subito a sinistra per percorrere la riva sinistra del Fiume Fibreno, affluente del Liri. La strada è asfaltata, ma un terrapieno permette ai pedoni di camminare molto vicino alla riva del fiume, ammirando la sua copiosa vegetazione ripariale. A destra una successione di villette. Si arriva in località Carnello, dove si esce andando sempre dritti fino ad un ponte successivo sul Fosso Magnene. Passato il ponte si gira a sinistra e dopo circa 200 m di sterrata si affronta a destra una ripida stretta salita asfaltata, piuttosto faticosa. Arrivati all’altezza della Chiesa della Madonna del Buon Consiglio si svolta a sinistra, sempre in salita, fino ad una bella piazza panoramica in corrispondenza della Chiesa di Santa Maria del Carmine. Da qui si gode una bellissima vista sulla cittadina di Arpino e inizia un tratto in lieve discesa verso il centro abitato. Si prosegue dritti tra piazze e strade asfaltate fino ad arrivare al centro di Arpino, in cui diversi monumenti ricordano la nascita di Marco Tullio Cicerone ed un recinto mostra un tratto di basolato della antica via romana. Spettacolare il panorama attorno a questo centro.
Tappa T09.1: Raccordo Abbazia di San Domenico – Sora
LUNGHEZZA: Km. 4,6
DISLIVELLI TOTALI: + 10 m.
DIFFERENZA QUOTA (A-P): 10 m
QUOTA: max 280 m; min. 270 m.
DIFFICOLTÀ: facile.
FONDO: Sentiero, sterrato. asfalto.
TEMPO Dl PERCORRENZA: N-S 2:00 ore, S-N 2:00 ore
PERIODO CONSIGLIATO: primavera-estate-autunno-inverno.
Descrizione itinerario
Provenendo da Isola del Liri lungo la precedente tappa, si passa il ponte sul fiume Liri poco dopo la confluenza del Fibreno sul Liri e ci si trova davanti alla grande piazza con la rotonda, di fronte alla facciata dell’Abbazia di San Domenico. Per intraprendere questo raccordo tra la via principale e la variante montana del Sentiero Europeo E1 basta girare a sinistra appena passato il ponte e inoltrarsi in una via secondaria, la via di San Domenico, asfaltata. Questo permette di evitare per un buon tratto il traffico caotico della via principale, il Viale di San Domenico.
Si procede lungo questa via che piega leggermente a destra. Dopo circa 1 Km la strada è interrotta da un’altra strada sopraelevata di pochi metri, che ci costringe a voltare a sinistra lungo la via Tofaro I fino al sottopasso, con cui poi si torna sul prolungamento interrotto nella stessa direzione della via precedente.
Si torna purtroppo sul Viale San Domenico in corrispondenza della Chiesa di Santa Rosalia e si procede andando sempre dritti, fino a passare il Ponte Napoli sul fiume Liri fermandoci nella accogliente piazzetta all’incrocio tra Lungoliri G. Rosati, Corso Volsci e Lungoliri Giuseppe Mazzini.
Tappa T10: Arpino – Roccasecca
Descrizione itinerario
Tappa T11: Roccasecca – Abbazia di Montecassino
Tappa T12: Abbazia di Montecassino – Casinum – Terme Varroniane
Descrizione itinerario
Tappa T13: Terme Varroniane – Vàlvori
Tappa T13.1: Variante Terme Varroniane – Vallerotonda
Tappa T14: Vàlvori – Lago_La_Selva
Tappa T14.2: Vallerotonda – Lago La Selva
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Tappa 7 Variante B: Prato di Campoli – Sora
LUNGHEZZA: Km. 17,0
DISLIVELLI TOTALI: + 550 m. – 1380 m.
DIFFERENZA QUOTA (A-P): -861 m
QUOTA: max 1680 m; min. 282 m.
DIFFICOLTÀ: difficile.
FONDO: Sentiero, sterrato. asfalto.
TEMPO Dl PERCORRENZA: N-S 5:30 ore, S-N 6:30 ore
PERIODO CONSIGLIATO: primavera-estate-autunno-inverno.
Descrizione itinerario
Si procede lasciando Prato di Campoli (m. 1143) in salita, prima dolce e poi via via sempre più ripida, tanto da suggerirci di procedere a tornanti, fino ad arrivare a m. 1670 superando così la lunga cresta della Costa Comune, che raggiunge poco più a nord la quota di 1862 m. Da questo punto inizia una lunga discesa in direzione di Sora. Lasciamo a sinistra la Serra Comune (m. 1854) e a destra la Punta dell’Ortica (m. 1750). Dopo circa 2,5 km si raggiunge la località chiamata i tre Valloni, luogo di incontro di diversi torrenti che si riuniscono qui, a quota 977 m. Una mulattiera ci permette di proseguire lungo il Vallone delle Noci senza difficoltà. Ci allontaniamo dopo un po’ dal Vallone delle Noci sempre seguendo la mulattiera, che ci porta a superare su ponte la valle del Torrente Fico. Lasciamo a sinistra la Fontana Orlando ed iniziamo a percorrere le strade più periferiche della cittadina di Sora, passiamo su un ponte il Vallone delle Noci e procediamo lungo la via Santa Apollonia ai piedi del Colle Sant’Angelo, passiamo vicino al Convento dei Passionisti, poi giriamo a destra restando ai piedi del Monte San Casto con il suo Castello e proseguiamo lungo il fiume Liri, lasciando a sinistra la chiesa di San Rocco e raggiungendo Piazza Esedra delimitata da due palazzi che si aprono a semicerchio verso il prospiciente ponte di Napoli sul Fiume Liri, come ad abbracciare ed accogliere il visitatore.

Un po’ di storia. I primi insediamenti di Sora risalgono al paleolitico medio. Fu fondata dai Volsci come dimostrano le mura poligonali sul Monte San Casto. Fu poi occupata dai Sanniti e poi conquistata da Roma nel 345 a.C. divenendo una colonia romana. Dopo la caduta dell’Impero romano subì l’occupazione dei Longobardi, dei Bizantini, dei Saraceni (breve incursione) e degli Ungari (saccheggio senza occupazione). A seguito della vittoria dei Normanni sul papato, entrò a far parte del Regno di Sicilia che poi passò alla dinastia Sveva e successivamente agli Angioini. Fu quasi del tutto ricostruita dopo il rovinoso terremoto del 1915. Attualmente è un importante centro industriale e commerciale (con cartiere, mobilifici, industrie tessili, svariate attività commerciali, agricole ed artigianali), ed è sede della Fiera di Sora che ospita ogni anno migliaia di visitatori. Merita una visita.

PUNTI D’ACQUA: Fontana Orlando (7 km prima dell’arrivo)
PUNTI DI INTERESSE: Cattedrale di Santa Maria Assunta, Chiesa di Santa Restituta, Basilica di San Domenico, Chiesa di San Bartolomeo, Chiesa di S. Maria degli Angeli dei pp. Passionisti, Chiesa di Valfrancesca.
STRUTTURE PER RISTORO N° 30 E PERNOTTAMENTO N° 11.
Tappa 8: Arpino – Roccasecca
LUNGHEZZA: Km. 18,0
DISLIVELLI TOTALI: + 400 m. – 600 m.
DIFFERENZA QUOTA (A-P): -200 m
QUOTA: max 780 m; min. 180 m.
DIFFICOLTÀ: facile.
FONDO: Sentiero, sterrato. asfalto.
TEMPO Dl PERCORRENZA: N-S 6:00 ore, S-N 6:00 ore
PERIODO CONSIGLIATO: primavera-estate-autunno-inverno.
Descrizione itinerario
Tappa 8 Variante B: Sora – Pescosolido – Campoli Appennino – Posta Fibreno
LUNGHEZZA: Km. 17,4
DISLIVELLI TOTALI: + 600 m. – 450 m.
DIFFERENZA QUOTA (A-P): -94 m
QUOTA: max 650 m; min. 300 m.
DIFFICOLTÀ: facile.
FONDO: Sentiero, sterrato. asfalto.
TEMPO Dl PERCORRENZA: N-S 5:30 ore, S-N 5:30 ore
PERIODO CONSIGLIATO: primavera-estate-autunno-inverno.
Descrizione itinerario
Il sentiero inizia da Piazza Esedra e percorre la Via Santa Lucia, piega a destra su Via Pontrinio, passa il Fiume Liri, attraversa SR82, percorre la SP95 Via Campopiano, passa sotto la SSV Sora-Cassino, passa su ponte il Torrente Lacerno e continua sulla sua riva destra. Dopo Vallefredda e prima di arrivare alle Case Cantenne a sinistra imbocca una strada sterrata che, dopo un tornante, sale in direzione nord-est raggiungendo rapidamente prima la periferia e poi, tramite una stretta scorciatoia, il centro di Pescosolido.

Il borgo di Pescosolido ha subito la stesse vicende storiche di Sora. E’ stato fino all’unità d’Italia un covo di briganti, tra cui il brigante Mammone e il brigante Luigi Alonzi detto il Chiavone. Il brigantaggio è sempre stato lautamente finanziato dalla corte Borbonica. Il paese venne completamente distrutto dal terremoto della Marsica del 1915, ma ricostruito con l’aiuto degli abitanti di Campoli Appennino che, dimentichi delle passate angherie, fornirono una lodevole prova di generosità ancora oggi ricordata. Il 9 ottobre del 1943 il paese fu invaso dai tedeschi in quanto il borgo con le sue case era stato eletto a luogo di smistamento di truppe per il fronte di Cassino. I suoi abitanti furono soggetti a continui rastrellamenti degli uomini abili al lavoro, impiegati a scavare le trincee del vicino fronte. Il sentiero scende dal centro di Pescosolido in direzione sud-est verso il cimitero, lungo la strada asfaltata per Campoli Appennino. Dopo la Fonte Chiarenzo, è preferibile uscire dalla strada asfaltata voltando prima a destra e poi a sinistra percorrendo una sterrata verso est. Si arriva a nord del borgo di Campoli Appennino, ma bisogna prima effettuare il guado del Torrente Lacerno o un attraversamento su ponte sulla strada asfaltata per raggiungerlo.

Campoli Appennino è un borgo disposto a semicerchio attorno ad una grande dolina carsica detta il Tomolo, di 630 x 400 m., profonda 130 m. In questa è contenuta l’area faunistica dell’Orso Marsicano. Il borgo medievale conserva la cinta muraria originaria con all’interno le case e una torre di 25 m. di altezza posta nel punto più alto del paese (m. 650). Pare che questa fortificazione sia stata eretta nel secolo XIII da Federico II, Re di Sicilia, per difendersi dagli attacchi delle truppe del Papa. All’interno della torre è stato allestito il Museo Torritorio, che raccoglie elementi storici, naturali e folkloristici suddivisi tra i diversi piani. Vastissimo il panorama sui monti circostanti a 360° che si gode affacciandosi al terrazzo della torre o da vari punti delle mura. Si esce da Campoli Appennino seguendo la Via Treo e prodendo in direzione sud-sud-est su strada asfaltata. Con qualche breve scorciatoia si raggiunge il borgo di Posta Fibreno ed il suo fiume dall’acqua limpida, che sembra un lago, ma in realtà è un fiume continuamente alimentato da numerose sorgenti sotterranee, protetto da una Riserva

Naturale della Regione lazio. La portata delle acque è di 6 m cubi al sec. e la loro temperatura è di 10/11° C costante tutto l’anno. Nel fiume si forma un’isola galleggiante quasi rotonda con un diametro di circa 30 m, formata da rizomi, torba e radici, in grado di spostarsi con un leggero alito di vento o con le correnti. Gli alberi che si trovano sulla sua superfice non possono svilupparsi ma rimangono allo stato di arbusti. L’Isola era già nota e descritta dagli antichi romani come Marco Terenzio Varrone e Plinio il Vecchio. Molto varia è l’avifauna e le specie ittiche tra cui i salmonidi. E’ anche ricca la vegetazione sul fondo del lago, ben visibile tra le acque trasparenti. E’ possibile spostarsi sulle acque utilizzando una tipica imbarcazione in legno dal fondo piatto, simmetrica tra prua e poppa, chiamata “naué” ricavata da assi di legno di quercia inchiodati e incollati con un impasto di muschio e farina. Il Fiume Fibreno è un affluente del Liri.
PUNTI D’ACQUA: Fonte Chiarenzo (uscita da Pescosolido), Fonte del Rio, Fonte Acquevive di Carpello, Lago Fibreno.
PUNTI DI INTERESSE: Pescosolido: Chiesa dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista, San Rocco, Madonna della Neve, San Pantaleone, Maria SSma di Pompei, Palazzo del Comune, Palazzo Cianfarani Isola.
Campoli Appennino: Chiesa di S. Andrea Apostolo, Sentiero del Rifugio Capo d’Acqua, Sentiero delle miniere di Bauxite, Vallone Lacerno e cascata “CUCCITT GL’ NFIERN”, Giro delle doline, Fiume Carpello, antico mulino ad acqua e Villa Romana.
STRUTTURE PER RISTORO N° 6 E PERNOTTAMENTO N° 5.
Tappa 9: Roccasecca – Abbazia di Montecassino
LUNGHEZZA: Km. 18,7
DISLIVELLI TOTALI: + 380 m. – 200 m.
DIFFERENZA QUOTA (A-P): 247 m
QUOTA: max 500 m; min. 120 m.
DIFFICOLTÀ: facile.
FONDO: Sentiero, sterrato. asfalto.
TEMPO Dl PERCORRENZA: N-S 6:00 ore, S-N 6:00 ore
PERIODO CONSIGLIATO: primavera-estate-autunno-inverno.
Descrizione itinerario
Dal Castello dei Conti D’Aquino di Piedimonte San Germano si segue la via asfaltata Pagliuchella. Giunti alle prime case di Villa Latina, la strada cambia nome e diventa Viale Europa. Giunti al bivio con Via Giuseppe Garibaldi si volta a sinistra e poco dopo a destra si imbocca la via Roma. Si percorre fino in fondo e all’incrocio si cerca la via Madonna delle Grazie, che ci porta all’omonimo Santuario. Qui finisce l’asfalto e la strada sterrata prosegue in dolce discesa fino ad un fosso a quota 331. Superato il fosso, la sterrata prosegue con tratti di ripida salita, molto panoramica su tutta la zona, dominata dal possente Monte Cairo (1667 m), con vista sui borghi della valle del Liri, Villa Latina, Piedimonte San Germano, Cassino con le sue enormi distese di fabbriche Stellantis, l’autostrada A1. La strada è ben mantenuta, delimitata da muretti in pietra. Tenendo sempre la destra, si passa accanto ad una struttura in ferro, usata dagli allevatori per mettere in fila le mucche o le pecore per la mungitura. Quando la pendenza inizia a diminuire, il sentiero diventa più stretto e fangoso, effettua delle curve e si entra nella zona chiamata Albaneta con possibilità di incontrare mucche e vitellini al pascolo. In lontananza domina la vista della bellissima Abbazia di Montecassino.

La zona è dominata da un grosso edificio che è una fabbrica di birra artigianale, la “Birreria Montecassino”. Possibile entrare nel cancello della fabbrica e degustare l’ottima birra. Davanti al cancello c’é una vecchia jeep, probabilmente americana. Uscendo dalla birreria o camminando lungo il suo recinto si raggiunge una comoda strada sterrata che porta alle rovine del Monastero di Santa Maria dell’Albaneta (quota 468), dove pare sia stato educato San Tommaso D’Aquino. Il Monastero è stato adottato come quartier generale del comando tedesco, ospedale e deposito munizioni ed ha subito gravi danni durante l’ultima guerra. La strada sterrata piega a destra e prosegue lungo il sentiero percorso dai soldati polacchi che per primi hanno raggiunto le rovine dell’Abbazia il 18 maggio 1944, dopo lo sfondamento della linea Gustav da parte delle forze alleate. Si prosegue lungo un viale costeggiato di cipressi verso una grande piazza da dove si accede al cimitero di guerra Polacco. Qui sono sepolti più di 1000 soldati del secondo corpo d’armata polacco. Il cimitero è dominato da una enorme croce sul terreno sovrastante e da un obelisco in cima al monte Calvario a quota 593. E’ possibile raggiungere questo memoriale svoltando a sinistra prima di arrivare alla piazza con l’ingresso al Cimitero polacco.

Dopo una doverosa visita al Cimitero, la strada sale lungo una strada asfaltata. Girare a destra all’incrocio e salire osservando a destra un enorme muro poligonale che fa da contrafforte. I pesantissimi bombardamenti degli alleati non sono riusciti a scalfire questa possente muraglia. Si prosegue lungo la strada che sale da Cassino e che compie una grande curva a sinistra, utilizzata come immenso parcheggio per autobus ed auto, fino ad arrivare all’ingresso dell’Abbazia di Montecassino, caratterizzato da una grande scritta “PAX”.
Tappa 9 Variante B: Posta Fibreno – San Donato Val Comino
LUNGHEZZA: Km. 20,7
DISLIVELLI TOTALI: + 700 m. – 450 m.
DIFFERENZA QUOTA (A-P): 274 m
QUOTA: max 800 m; min. 400 m.
DIFFICOLTÀ: facile.
FONDO: Sentiero, sterrato. asfalto.
TEMPO Dl PERCORRENZA: N-S 7:00 ore, S-N 7:00 ore
PERIODO CONSIGLIATO: primavera-estate-autunno-inverno.
Descrizione itinerario
Si lascia Posta Fibreno in direzione nord su strada asfaltata verso Campoli Appennino, si lascia a sinistra la Chiesetta Madonna della Vittoria, si procede girando ai piedi del Monte Morrone (m. 987). Dopo la Valle di Capranica la strada asfaltata volta a sinistra, mentre noi imbocchiamo una mulattiera a destra, che gira in direzione sud-est e ci porta alla Fossa Majura (m. 815), una enorme dolina, che forma un anfiteatro naturale, un gigantesco imbuto, profondo circa 100 m, con una circonferenza di quasi un chilometro. Pare che sia uno dei numerosi inghiottitoi della zona, che con le loro acque del disgelo invernale alimentano il Lago Fibreno. Le pareti di questa fossa sono sempre umide e permettono lo sviluppo di una flora molto varia, specialmente tra le cavità del fondo. Numerosi anche gli animali che trovano qui rifugio. Seguendo un sentiero piuttosto scivoloso si potrebbe arrivare anche al fondo.

Abbandonata la Fossa Maiura ci dirigiamo verso sud su strade sterrate dirigendoci verso Alvito. Il borgo si sviluppa su tre livelli alle falde del Monte Morrone (m. 987), che si affaccia sulla ampia Valle di Comino, tutta nel Lazio ma vicina al confine con l’Abruzzo. Si arriva alla Fonte del Castello e al Castello Cantelmo (m. 710), che sorge al livello più alto di Alvito. Il castello fu edificato alla fine del secolo XI dai Conti D’Aquino per un impegno preso con l’abbazia di Montecassino che desiderava un avamposto a guardia dell’accesso nord della Valle. Era un possente edificio militare, tenuto nel 1293 in perfetto assetto di guerra con armi, munizioni e provviste alimentari. Il terremoto del 1349 lo distrusse, ma fu riedificato e divenne, dopo l’arrivo degli Angioini, un palazzo feudale, dimora dei francesi Cantelmo. Nell’impianto, di notevole estensione, sono leggibili avanzi di possenti mura, resti di bastioni e torri. A pianta pentagonale, ha tre torri cilindriche che guardano verso i tre lati della valle, di cui quella di sud-est conserva tracce di antiche merlature. Attualmente il Comune di Alvito ne gestisce una ricostruzione il più possibile fedele, utilizzando gli stessi materiali e ricostruendo intere parti per utilizzarlo a scopi culturali.

Al livello intermedio sorge il piccolo borgo di Peschio (m. 625), mentre al livello più basso, ma sempre dominante rispetto alla grande piana ondulata della Valle di Comino, sorge la cittadina di Alvito (m. 500), che fa parte con il suo circondario del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Meritano una visita l’insigne Collegiata di San Simeone Profeta e il Convento di San Nicola del XVI° secolo.
Si esce da Alvito dalla Via San Nicola dirigendosi verso nord-est su asfalto. Si consiglia di passare accanto alla località Santa Maria del Campo, poi deviare a sinistra uscendo dalla strada asfaltata, dirigersi verso San Fedele lungo la località Sant’Andrea e poi raggiungere il centro di San Donato Val di Comino (m. 650), classificato tra i borghi più belli d’Italia. Nel suo Comune è compresa la località di Forca d’Acero, posta a 1538 m di quota lungo lo spartiacque appenninico primario tra l’Abruzzo e il Lazio. Al di là di Forca d’Acero si arriva ad Opi e Pescasseroli. San Donato Val di Comino merita una lunga accurata visita passeggiando tra gli stretti vicoli ricchi di storia.

L’Arco delle Origini
Il vicolo dove sorge l’Arco delle Origini con le sue travi in legno è molto suggestivo, sono dipinte alcune immagini sotto l’arco, dedicate alla fondazione dell’antica cittadina. Un trittico, dipinto sul legno dall’artista locale Luciano Tocci, illustra le origini “altomedioevali” del borgo: dalla primitiva “ecclesia”, al possesso longobardo del duca Ildebrando di Spoleto, fino al duecentesco “Castrum Sancti Donati” dei conti d’Aquino.

Cannesse è l’agglomerato più antico, che componeva il primo nucleo di case sorte attorno alla Rocca e al Santuario di San Donato. L’agglomerato, risale all’epoca dell’incastellamento, quando i “nuovi” cittadini cominciarono a costruire le proprie abitazioni a ridosso del “Castrum”, lungo i percorsi principali, mulattiere e tratturi, (il toponimo deriva da case-annesse) creando così un organismo compatto, il borgo medievale. La morfologia del posto, a forma di ciambellone, dà il senso di un posto isolato, chiuso in se stesso e quindi ci fa capire anche la vita che vi si conduceva e delle possibilità difensive, che venivano applicate sfruttando la composizione del luogo. Questi sono solo alcuni esempi di un mondo rurale antico che merita di essere riscoperto e valorizzato, considerando tutte le vicissitudini attraverso cui è passato, tra dominazioni di Longobardi, Papato, Angioini, Signorotti, Briganti, Francesi, Tedeschi fino all’ultima guerra mondiale.
PUNTI D’ACQUA: Fontana del Castello
PUNTI DI INTERESSE: Alvito: Cantina Cominium, Palazzo Sipari, Castello di Alvito, Porta del Lago, Palazzo Panicali, Palazzo Ducale, Collegiata di San Simeone Profeta, Chiesa di S. Maria Assunta, Porta Iacobelli, Cappella di San Biagio.
San Donato Val di Comino: Porta Orologio, Arco di San Donato, Arco dei Francesi, Arco delle Origini, Palazzo Tata-Perrelli, Torre medievale, Mura poligonali di San Fedele, Roccia dei Tedeschi, Miniere di ferro, Pietra dello scandalo, Vicolo Marozzi, Cannesse, Piazza Giustino Quadrari, La Meridiana, Monumento commemorativo alle vittime dell’olocausto.
Tappa 10: Abbazia di Montecassino – Casinum – Terme Varroniane
LUNGHEZZA: Km. 7,0
DISLIVELLI TOTALI: +0 m. – 550 m.
DIFFERENZA QUOTA (A-P): -457 m
QUOTA: max 497 m; min. 40 m.
DIFFICOLTÀ: facile.
FONDO: Sentiero, sterrato. asfalto.
TEMPO Dl PERCORRENZA: N-S 2:00 ore, S-N 3:00 ore
PERIODO CONSIGLIATO: primavera-estate-autunno-inverno.
Descrizione itinerario
Tappa 10 Variante B: San Donato Val Comino – Atina – Villa Latina
LUNGHEZZA: Km. 17,6
DISLIVELLI TOTALI: +150 m. – 400 m.
DIFFERENZA QUOTA (A-P): -206 m
QUOTA: max 650 m; min. 350 m.
DIFFICOLTÀ: facile.
FONDO: Sentiero, sterrato. asfalto.
TEMPO Dl PERCORRENZA: N-S 5:30 ore, S-N 6:00 ore
PERIODO CONSIGLIATO: primavera-estate-autunno-inverno.
Descrizione itinerario
Da San Donato Val di Comino si esce in direzione sud verso il cimitero in contrada Vallevona (SR509). Si devia però a sinistra verso Valanziera, abbandonando poi l’asfalto a Fondi (m. 587). Si attraversa il borgo Le Caselle nuovamente su asfalto, ma alle ultime case si devia a sinistra su sterrata e poi su sentiero. Si percorre la via Frattone, si attraversa la SR509 e si procede in via Fornace in direzione di Spinelli fino al bivio per Rosanisco, nel punto della confluenza del Rio Settefrati nel Fiume Melfa. Si percorre per 400 m la SR509, la si abbandona percorrendo una parallela dopo essere passati su ponte alla riva sinistra del Melfa, fino a voltare a sinistra in località Duca, percorrendo Via Oboca. Al prossimo incrocio girare a destra lungo Via Re. Si arriva alla Mola Capitolo e si attraversa su ponte il Fiume Mollarino. Si procede verso sud in via Canapine fino a raggiungere Via della Vandra, SS627. Si suggerisce di girare a destra e di individuare dopo pochi metri un sentiero di salita ad Atina, la Via Antica Sferracavallo, che, con qualche tornante, porta alla piazza La Fontana di Atina.

Atina fa parte dei Borghi più belli d’Italia. Si dice che sia stata fondata da Saturno. Arroccata su un colle a 475 m, Virgilio la nomina nell’Eneide “Atina Potens”. Si possono visitare ben otto km di mura poligonali. La sua importanza nell’antichità era dovuta alla vicinanza delle miniere di ferro del Monte Meta (m. 2242). Virgilio la inserì tra le città che prepararono le armi in soccorso di Turno contro Enea. Come tutta la Valle Comino, Atina subì dominazioni, terremoti e ricostruzioni. Da visitare è la Piazza Garibaldi con il Fontanone e l’antica cisterna romana. Interessante il Museo Civico Archeologico dove sono conservati antichi reperti delle popolazioni Sannitiche.
Dopo aver visitato l’interessante cittadina, imboccare da La Fontana la Via della Costa e scendere nuovamente su Via della Vandra SS627. Si arriva a Pié delle Piagge. Dopo circa 400 m imboccare a destra Via Sacco, proseguire fino a deviare a sinistra su Via Saccocci, che poi diventa Via Fontana degli Uccelli. Deviare ancora a destra all’incrocio ed arrivare davanti al Comune di Villa Latina.
Villa Latina fu edificata intorno all’anno Mille col nome di Agnone, in una località che era già stata rifugio dei Sanniti scampati alla battaglia di Aquilonia, vinta dai Romani nel 293 a.C. La denominazione attuale deriva probabilmente dall’espressione “villa dei Latini”. Infatti nel suo territorio sono stati rinvenuti numerosi resti di alcune ville, fra le quali quella di Orrea, lungo la via dei monumenti, del Pesco, sul colle Melfa scelta per le sue villeggiature dall’Imperatore Caracalla, di M.T.Cicerone nella quale si sarebbe riposato prima di partire per l’esilio.
PUNTI D’ACQUA: Piè delle Piagge
PUNTI DI INTERESSE: Atina: Concattedrale di Atina (chiamata anche Parrocchiale dell’Assunta o Cattedrale di Santa Maria Assunta), Palazzo del Vescovato, Palazzo Cantelmo o Palazzo Ducale, Museo Archeologico, Domus romana nella zona cimiteriale di San Marco.
Villa Latina: Chiesa di S. Annunziata, Santuario si S. Anna in loc. Vallegrande, Chiesa SS. Trinità, Cappella dello Spirito Santo, Madonna dell’Orto, Rocca Malucchiaia (centro medievale).
STRUTTURE PER RISTORO N° 8 E PERNOTTAMENTO N° 6
Tappa 11: Terme Varroniane – Vàlvori
LUNGHEZZA: Km. 17,1
DISLIVELLI TOTALI: +440 m. – 50 m.
DIFFERENZA QUOTA (A-P): 438 m
QUOTA: max 480 m; min. 40 m.
DIFFICOLTÀ: facile.
FONDO: Sentiero, sterrato. asfalto.
TEMPO Dl PERCORRENZA: N-S 6:00 ore, S-N 5:00 ore
PERIODO CONSIGLIATO: primavera-estate-autunno-inverno.
Descrizione itinerario
Tappa 11 Variante B: Villa Latina – Lago La Selva
LUNGHEZZA: Km. 15,3
DISLIVELLI TOTALI: +550 m. – 250 m.
DIFFERENZA QUOTA (A-P): 461 m
QUOTA: max 1000 m; min. 450 m.
DIFFICOLTÀ: facile.
FONDO: Sentiero, sterrato. asfalto.
TEMPO Dl PERCORRENZA: N-S 5:00 ore, S-N 4:30 ore
PERIODO CONSIGLIATO: primavera-estate-autunno-inverno.
Descrizione itinerario
Si esce da Villa Latina in località Colle Santo, imboccando la Via Colozzi in direzione est. Questa via aggira il Monte Vennetti (m. 635) voltando prima a sud per 500 m e poi di nuovo a est, lascia a destra la Sorgente Chiusi, a sinistra le Case Caposecco, a destra la Fontana Vallegrande. Dopo un ponte su un piccolo torrente affluente del Fiume Mollarino, la via arriva alle Case Serpente (m. 737). Qui si lascia la carrareccia e si prosegue su una mulattiera in direzione sud-est, sotto il Costone di San Giuseppe (m. 1055). Si volta poi a sinistra e si risale in direzione nod-est in località Cerreto, lungo una mulattiera dominata dalla sagoma a sud del Monte Carella (m. 1074). Si giunge alle Case Raimella e poi alle Case Pietrepente, sempre su mulattiera, fino ad arrivare al guado del Fiume Mollarino e ad una breve ripida salita che arriva al centro del borgo di San Biagio Saracinisco.

San Biagio Saracinisco è molto piccolo, allungato sulla cima del monte, attraversato da un’unica strada per tutta la sua lunghezza. Il suo nome deriva dalla Chiesa dedicata a San Biagio e dalla presenza sul posto di un certo numero di Saraceni, che si erano rifugiati qui dopo la sconfitta nella battaglia del Garigliano. Infatti durante il secolo IX un notevole numero di saraceni si erano insediati in posti strategici per effettuare razzie e saccheggi in tutta l’Italia, minacciando perfino Roma. Papa Giovanni X organizzò una Lega cristiana per combatterli ed impedire l’espansione mussulmana nella penisola italiana. La battaglia del Garigliano diretta personalmente dal Papa Giovanni X fu combattuta nel 915 e i Saraceni furono definitivamente sconfitti. Alcune bande di saraceni trovarono però rifugio in queste zone da cui furono successivamente scacciati dall’intervento di armati provenienti da Sora. All’indomani dell’Unità d’Italia il borgo fu soggetto al brigantaggio, ma il peggio arrivò con i tedeschi nell’ultima guerra mondiale in quanto il borgo faceva parte della linea Gustav e gli abitanti furono costretti a lavorare per il rafforzamento delle linee difensive, mentre il paese subiva i bombardamenti degli alleati. Il sentiero E1 procede verso sud-est scendendo lungo la via principale (SS627) e poi devia su sterrata a sinistra salendo a quota 992 alle falde del Monte Santa Croce (m. 1185), scende sulla Piana della Prata, passa vicino alle Case Finocchietti, segue la strada sterrata fino al Lago La Selva, poi procede lungo la riva sud del lago e sale a raggiungere la Via Selva, SS627 fino al centro del borgo, che si raggiunge girando a destra.

Il lago Selva o lago di Cardito è un lago artificiale. Si è formato con la costruzione negli anni sessanta del bacino idroelettrico a servizio delle centrali idroelettriche dell’Enel del lago di Grotta Campanaro e di Cassino. Il bacino è tutto circondato da montagne coperte da fitte foreste.
PUNTI D’ACQUA: Sorgente Chiusi, Fontana di Vallegrande.
PUNTI D’INTERESSE: Monte Selvapiana (m. 1586), Monte Forcellone (m. 2030), Monte Cavallo (m. 2039), Monte Mare (m. 2020), Sacrario Martiri di Collelungo (m. 1409), Cardito Vecchio (m. 1028), Linea difensiva Gustav, necropoli sannitica Monte Croce, Sepolcreto Omini Morti, Chiesa di San Biagio, Lago La Selva.
STRUTTURE PER RISTORO N° 5 E PERNOTTAMENTO N° 2
Tappa 12: Vàlvori – Lago La Selva
LUNGHEZZA: Km. 14,1
DISLIVELLI TOTALI: +600 m. – 250 m.
DIFFERENZA QUOTA (A-P): 427 m
QUOTA: max 1070 m; min. 478 m.
DIFFICOLTÀ: facile.
FONDO: Sentiero, sterrato. asfalto.
TEMPO Dl PERCORRENZA: N-S 5:00 ore, S-N 4:30 ore
PERIODO CONSIGLIATO: primavera-estate-autunno-inverno.
Descrizione itinerario
